Fagioli rossi freschi e peperoncini messicani

Lungo articolo del Settembre 2019 sulla nostra azienda pubblicato da targatocn.it

Silvio e Augusto di 71 e 70 anni sono rimasti gli unici in zona a produrre grandi quantità della verdura: 500 quintali all’anno su 20 giornate di terreno. La vendono a un grossista. Lei, moglie di Augusto, 59 anni, originaria della regione di Veracruz, dal 2013 coltiva, in quattro serre, i “piccanti” del Paese americano. Li smercia soprattutto in Italia, ma anche in Francia, Germania e Olanda. Le altre 18 giornate della cascina sono dedicate a mais e fieno utilizzati per alimentare i 150 bovini di razza Garonnese

L’agricoltura di oggi è gestita da molti imprenditori giovani. Ma c’è ancora un mondo contadino importante guidato da persone più avanti negli anni, appassionate e grintose.

Nel Comune di Centallo, in regione Crosia 453, ha sede l’azienda agricola dei fratelli Silvio e Augusto Serra di 71 e 70 anni. L’attività era dei genitori Lorenzo e Caterina che lì, nel 1956, costruiscono la piccola cascina che prende lo stesso nome – Poggese – di quella vicina e storica più grande da sempre condotta dalle generazioni precedenti della famiglia. Hanno una decina di giornate di terreno e una ventina di bovini di Razza Piemontese. Papà Lorenzo lascia l’esistenza terrena nel 1963. Silvio e Augusto aiutano la mamma per un periodo. Poi, a partire dai primi Anni Settanta, iniziano la gestione dell’azienda come titolari. “Il lavoro portato avanti dai nostri genitori – spiega Augusto – non avrebbe dato il sostentamento economico a due fratelli. Per cui abbiamo deciso di cambiare l’impostazione, iniziando a coltivare fagioli rossi freschi e ad allevare vitelli all’ingrasso”.

Sono stagioni in cui l’agricoltura garantisce un buon reddito. E l’attività cresce. “Siamo riusciti – prosegue Serra – ad acquistare altro terreno, a realizzare le stalle nuove e a ristrutturare le abitazioni”. Ora i due fratelli si occupano di 38 giornate e 150 capi di razza Garonnese (Blonde d’Aquitaine). Ad aiutarli ci sono la moglie di Augusto, Teodora Rodrìguez, nata nel 1960, sposata nel 1989, messicana, inserita come coadiuvante, e una decina di lavoratori per la raccolta dei fagioli con contratto stagionale da luglio a settembre. La moglie di Silvio, invece, Pier Giuliana, 66 anni, è in pensione.  

QUEI FAGIOLI ROSSI VENDUTI FRESCHI E NELLE CASSETTE

I fratelli Serra coltivano 20 delle 38 giornate di terreno a fagioli rossi che, poi, vendono freschi. “Siamo rimasti gli unici a Centallo e nella zona – afferma Augusto – a produrre grandi partite della verdura. Lo scorso anno abbiamo raggiunto i 500 quintali. Nei giorni di maggiore raccolta arriviamo anche a 18-20 quintali. Fino a venti anni fa, lungo la strada che porta al mercato del paese si formava la coda di trattori che giungevano dal circondario. Ora non c’è più nessuno”.

Per quale motivo? “In parte perché i grossisti del settore comprano solo più grandi quantità di merce. Per questo motivo le piccole produzioni di fagioli sono sparite. Le aziende meno consistenti hanno dovuto dedicarsi ad altre colture. E, così, il mercato di Centallo è finito. Ci sono un paio di negozianti ad acquistare le poche cassette in vendita. Adesso chi smercia ancora direttamente sulla piazza va a Boves. Noi, invece, avendo sempre coltivato fagioli, abbiamo voluto testardamente continuare. Pur con incassi minori di un tempo va ancora abbastanza bene”.

A chi vendete? “Portiamo tutto il raccolto a un grossista di San Biagio di Centallo. E’ decisamente più comodo anche se, rispetto alla vendita sul mercato, ci puoi rimettere fino a 20 centesimi al chilo. Ma prima di consegnargli i fagioli andiamo tutte le volte a controllare i prezzi a Boves. Così, sappiamo come comportarci nella trattativa”.  

Venti anni fa si vendeva nei sacchi, adesso solo più nelle cassette. E’ un metodo che comporta problemi? “Assolutamente no. Anzi, è molto meglio. Prima dovevamo spostarci sacchi di 50 chilogrammi sulle spalle. Adesso, invece, raccogliamo i fagioli e li depositiamo direttamente nelle cassette e poi le impiliamo sul rimorchio del trattore. Tanta fatica in meno. Venti anni fa siamo stati tra i primi agricoltori a credere in questo sistema. I negozianti non le volevano. Poi, per fortuna la mentalità è cambiata”.  

LE ALTRE PRODUZIONI DELL’AZIENDA

Le altre giornate di terreno sono coltivate a mais e fieno che servono, insieme ai mangimi, ad alimentare i 150 vitelli di razza Garonnese. Vengono acquistati a tre mesi di età e venduti, dopo l’ingrasso, a quindici-sedici mesi. La carne macellata si può comprare sui banchi di una catena della grande distribuzione. Con il controllo totale della filiera.  

QUALITA’ E SICUREZZA ALIMENTARE

Augusto: “Per quanto riguarda i fagioli facciamo l’uso minimo di sostanze chimiche e proprio solo quando non se ne può fare a meno. In ogni caso sulle cassette che vendiamo c’è il nome dell’azienda. Di conseguenza, per qualsiasi problema la produzione è sempre tracciabile. La stessa tracciabilità è garantita a livello di allevamento, perché abbiamo un registro nel quale scriviamo l’intero ciclo di vita trascorso dai bovini in stalla. Inoltre, vendendoli alla grande distribuzione siamo super controllati”.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI

“Forse – sottolinea Augusto – il problema maggiore, arrivati a un certa età, è il tanto lavoro. Nel periodo di raccolta dei fagioli arriviamo a 12-13 ore al giorno. Inoltre, sulle coltivazioni stanno incidendo i cambiamenti climatici. Trent’anni fa non era così. Adesso una volta la siccità, un’altra la grandine ti rovinano il raccolto. Anche se, nel complesso, avendo parecchie giornate di coltura, non ci possiamo ancora lamentare. La soddisfazione più grande è proprio quella di avere una buona produzione, riuscendo, nello stesso tempo, a ottenere un prezzo di vendita dignitoso. Poi, in ogni caso, la passione per questo mestiere vince su tutto. E siamo contenti dei dipendenti stagionali che sono bravi e volenterosi. Alle Istituzioni non chiediamo nulla perché, comunque, l’agricoltura è sempre stata aiutata”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA E DELL’AGRICOLTURA

Augusto: “Si potrebbe continuare ancora qualche anno, però mio fratello ha qualche problema in più dal punto di vista fisico. Per cui non so cosa succederà. A questo punto vorrei dedicarmi alle serre con i peperoncini. Anche perché il futuro delle aziende medio-piccole mi pare piuttosto critico. Noi, grazie al lavoro e agli investimenti passati, possiamo andare avanti e assorbire i costi pur maggiori delle produzioni. Ma per i giovani che abbiano l’intenzione di abbracciare ora il settore agricolo, la vedo dura. Gli attrezzi sono carissimi e le spese di gestione sempre più alte. Ti puoi salvare, forse, solo se ti specializzi in alcune colture. Con la globalizzazione, riusciranno ad andare avanti solo le imprese grandi con tante giornate di terreno e allevamenti di almeno 500 bovini”.    

UNA STORIA D’AMORE E DI PEPERONCINI

Teodora è originaria della regione messicana di Veracruz. E’ lei a raccontarci la storia d’amore con Augusto. “In Messico – afferma – facevo la maestra. Mia sorella aveva sposato un italiano e ho chiesto il permesso di un anno per venire a trovarla. In quel periodo ho conosciuto Augusto e ci siamo innamorati. Mi ha chiesto di sposarlo. Io non volevo ancora. Lui mi ha detto che se non l’avessi fatto sarebbe venuto con me in Messico. Allora ho ceduto. Siamo saliti all’altare il 1º maggio”.

Come sono passati questi trent’anni? “Mia suocera era un persona davvero splendida. E a Centallo mi sono trovata molto bene. Ho tante amicizie. Sono volontaria della Caritas e alla Biblioteca municipale. In passato ho svolto dei corsi di spagnolo per il Comune. Hanno partecipato in tantissimi: anche i bambini”.

Teodora e Augusto hanno un figlio – Pier Paolo di 27 anni – ma abita a Bolzano.

“Qua – dicono – da solo non avrebbe avuto futuro perché l’agricoltura è diventata sempre più complessa da gestire e servono tante persone per la raccolta delle colture, ma concentrate nei periodi limitati della produzione”.

Teodora lavora in azienda aiutando Augusto e Silvio, però dal 2013 coltiva, in quattro serre, di 400 metri ciascuna, i peperoncini messicani – Poblano, Serrano, Habanero, Jalapeno – e il Tomato Verde o Tomatillo per le salse.

Come mai? “I miei connazionali in Italia – dice – o non li trovavano o i prezzi erano proibitivi. In questo modo ho voluto dare una risposta alle loro esigenze, perché avevano difficoltà ad abituarsi al cibo italiano. Il tutto a un prezzo onesto. Ho iniziato con una piccola serra, sperimentando quali varietà potevano ottenere risultati positivi. Il primo anno, infatti, i semi comprati all’esterno non hanno dato i riscontri sperati. Poi, dalla seconda stagione, utilizzando quelli coltivati sul nostro terreno il prodotto è migliorato. Ora la coltivazione è di ottima qualità”.

Con il passare del tempo sono anche aumentate le richieste perché il figlio Pier Paolo ha creato un sito Internet (clicca qui) e la pagina Facebook (clicca qui) con la possibilità, per i privati e i ristoranti, di prenotare i peperoncini da novembre a febbraio dell’anno dopo. La semina si effettua, a inizio marzo, in base alle richieste. La produzione è garantita per qualità e sicurezza alimentare. La raccolta avviene da luglio a ottobre.

Teodora spedisce freschi, tramite corriere, in tutta Italia, Francia Germania e Olanda. Anche l’Ambasciata messicana a Roma, in occasione della Festa dell’Indipendenza del Paese, il 16 settembre di ogni anno, si rivolge a lei per avere i suoi prelibati e piccanti frutti della terra. “Ma – conclude Teodora – nell’ultimo periodo spediamo solo quasi esclusivamente in Italia, perché negli altri Paesi il trasporto dura troppi giorni e il peperoncino arriva non più in buone condizioni. E allora stiamo privilegiando il mercato nazionale”.       

Intrecciare culture e tradizioni diverse porta sempre ricchezza. Non solo economica. A Centallo, da lungo tempo terra di fagioli rossi, grazie al matrimonio felice di Teodora e Augusto che dura da trent’anni, ha trovato un posto di riguardo il peperoncino messicano. Così come, attraverso i dipendenti stagionali impegnati nella raccolta della storica verdura del Cuneese, si incastonano le abitudini differenti di vari Paesi africani. La famiglia Serra non sa ancora per quanto potrà continuare l’attività, ma dalla visita all’azienda una certezza la si può cogliere: la loro vita contadina è sempre stata impreziosita da una grande passione per un mestiere difficile, ma anche ricco di soddisfazioni.    

Fonte: targatocn

Telegranda

Un breve tour presso l’Azienda Agricola Serra Silvio e Augusto e nelle serre di Teodora, andato in onda nel Settembre 2017 sull’emittente televisiva locale Telegranda.

I peperoncini di Teodora

Articolo scritto da Giulia Ferraris, menzione d’onore alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Economia, Ambiente, Turismo, Enogastronomia.

In Italia per cucinare i nostri piatti non si trova nulla”. Questa è la constatazione che ha animato l’iniziativa di una signora messicana ormai da lunga data in Italia, Teodora Rodrìguez Huesca, conosciuta da tutti come insegnante di corsi serali di spagnolo presso la Biblioteca Civica di Centallo, un paese di quasi settemila abitanti in provincia di Cuneo.

Grazie a queste entrate e all’aiuto della sua famiglia, in particolar modo del marito Augusto, ha intrapreso le sperimentazioni per coltivare i tipici peperoncini messicani in un territorio, quello centallese, conosciuto come Terra del Fagiolo, una produzione di cui si occupano da tempo e che portano avanti ancora oggi.

Le cose potrebbero sembrare facili. In realtà molte sono state le difficoltà che ha dovuto affrontare Teodora.

Il problema maggiore era dato dal fatto che le coltivazioni non attecchivano, non tanto per la tipologia di terreno, quanto più perché il periodo di caldo in Italia è molto più breve rispetto a quello in Messico e questo non permetteva alle piantine di crescere in modo adeguato. Per anni ha condotto sperimentazioni in quella che lei chiama nursery, finché è riuscita a trovare la formula giusta: seminare sotto serra e precocemente, in modo tale che le piantine potessero usufruire per un periodo più lungo del sole, dalla primavera fino all’incirca ad agosto o settembre.

Queste non sono le uniche difficoltà che ha dovuto affrontare. Lo scorso anno una violenta alluvione ha distrutto la sua coltivazione, ma lei con la sua simpatia dice: “Il peperoncino era di un altro colore, più chiaro, per cui non lo volevano, e quando è arrivata la tromba d’acqua me l’ha preso. Meno male!”. Come si può ben vedere non è una donna che si perde d’animo facilmente, così ricomincia e trova la formula del successo. Anche senza antiparassitari, ormai troppo diffusi, e quindi in un ambiente sano, la produzione è cospicua, tanto che deve pensare a cosa fare di tutti questi peperoncini.

Inizialmente li regala a un’amica proprietaria di un ristorante messicano, che poi le propone di iniziare a coltivarli proprio per i ristoratori e per gli appartenenti alla comunità messicana. Detto, fatto. Pianta la prima varietà, poi un’altra e così via, fino ad arrivare a coltivare le quattro più importanti in Messico, e il pomodoro verde (Tomato verde).

Come un treno in corsa che non fa fermate, grazie all’aiuto del figlio  Pierpaolo costruisce un sito internet  (www.laenchilada.it )  e una pagina Facebook.

Le prime vendite si conclu dono soprattutto a Cuneo e Torino. Grazie al passaparola, il tipo di pubblicità più efficace in zone rurali come questa, i suoi prodotti varcano prima i confini regionali, esportando in tutta Italia e nelle isole, e poi quelli nazionali verso Stati come la Germania, la Spagna, la Francia, l’Olanda e la Svizzera, anche se con quest’ultima il commercio è più difficile in quanto non è parte della Comunità Europea.

Decide allora di ottenere la licenza per la vendita diretta dei prodotti, che fino ad allora poteva passare solo tramite intermediari, commercianti abilitati.

Dal 2013, quando è iniziata ufficialmente la sua attività, ha incrementato in maniera notevole le vendite elaborando un sistema di prenotazione che prevede di non avere troppo prodotto in eccesso e di conseguenza di non sprecarlo, ottimizzando anche i guadagni. Da settembre a gennaio viene contattata telefonicamente o per e-mail e i clienti comunicano   la quantità di prodotto che vogliono acquistare. A ciascuno è assegnato un numero d’ordine in modo tale da poter sempre identificare a quale cliente corrisponde un determinato pacco. Come si può dedurre, non ha creato un sito di vendita, perché preferisce il contatto con le persone, vuole sentirle e conoscerle.

Teodora, oltre al pomodoro verde, ha anche affinato la coltivazione delle più importanti tra le centosessanta varietà di peperoncino esistenti: Chile Jalapeño, dal nome della città in cui è nata e tipologia tra le più conosciute e diffuse in Messico; Chile Habanero, il più piccante tra i messicani; Chile Poblano, la qualità più pregiata; e il Chile Serrano. La varietà Habanero  è poco utilizzata anche dai messicani perché troppo piccante, perciò è venduta principalmente ai ristoratori, che lo trasformano in salse.  In aggiunta a queste, su richiesta, ha coltivato e lo fa tuttora, una varietà di peperoncino estremamente piccante che viene utilizzata per le gare, il Chile Scorpion.

Con questi prodotti si possono preparare piatti tipici della cucina messicana come Chiles Jalapeño rellenos, cioè peperoni Jalapeño ripieni, mentre con il Poblano si realizzano ad esempio Chiles en nogada, peperoni in salsa di noci che vengono preparati con carne macinata e frutta e serviti con crema di noci e melograno. Quest’ultimo tipo di peperoncino, essendo il più pregiato, è molto richiesto per la festa del 16 settembre, la  Festa dell’Indipendenza, tanto che quest’anno, grazie anche alla conoscenza di una signora messicana che porta avanti un tipo di commercio simile con le tortillas, in occasione di tale evento i suoi peperoncini Poblano  sono arrivati fino all’Ambasciata Messicana a Roma  per i festeggiamenti.

Molti sono i sogni di Teodora Rodrìguez Huesca per il futuro della sua azienda. Innanzitutto spera di poter essiccare i suoi peperoncini per offrire ai clienti non solo il prodotto fresco, ma anche la polvere, entrambi utilizzati nella cucina tipica messicana. Il problema è che  per far questo, spiega Teodora, ha bisogno di un processo semi-industriale per l’essiccazione rapida, dato il problema della mancanza di sole. La produzione infatti termina intorno a settembre e ormai, in queste zone, le temperature iniziano ad abbassarsi.

Il sogno che pare più vicino alla realizzazione è la produzione di salse e composte con i suoi prodotti e, dato che non possiede licenza per trattare gli alimenti, procedere a un’eventuale collaborazione con una giovane chef.

Un po’ di emozione si legge negli occhi della signora quando racconta questi eventi, per le difficoltà superate e per l’orgoglio di aver contribuito a portare un elemento di novità nel piccolo paese in cui vive. Ora non resta che raggiungere anche clienti italiani e conquistarli con il sapore del Messico.

Una iniciativa agrícola de suceso

Articolo del 2013, all’inizio della nostra avventura, scritto dalla giornalista Sonia López Azueta.

En artículos pasados hemos hablado de la nostalgia del inmigrante. De esa sensación de pérdida que se alimenta de la lejanía de todo lo que consideramos nuestro. Después de la separación de los seres queridos, la ausencia más sentida entre los mexicanos se relaciona con los productos agrícolas que aquí en Italia es imposible encontrar en el mercado. Algunos como aguacate, limón, tamarindo, coco, papaya, plátano macho y cilantro, logran serenar los antojos que asaltan al cerebro y al estómago, al encontrarse en hipermercados o en negocios de importación, provenientes de países como Perú, Irán, Brasil, Tailandia y hasta China. Son de imaginarse los precios que hay que pagar para preparar algun plato característico de nuestra cultura.

 

Y sin embargo, es un producto distintivo de la cocina mexicana el que nos falta para amalgamar los ingredientes, dar el sabor justo al platillo y encender la lengua. Chilli, nombre de orígen nahuatl otorgado a los pimientos picantes, son color, olor y sabor nuestro.

 

Puede ser que para algunos mexicanos apartados de sus tierras, el chile no sea más un elemento indispensable, al haber perdido el hábito de consumirlo hasta en los caramelos; incluso al momento de coronar algún antojito con salsa de verde o roja, algunos connacionales son atacados a su retorno a la propia tierra por la temible venganza de Moctezuma, cual falso extranjero. Pero para aquellos eternos aficionados a su picor, no existe pizza o spaghetti que no pueda acompañarse al menos con los chiles locales que si bien existen, son tan solo un premio de consolación. Los platillos mexicanos hoy tienen en Italia una esperanza.Las fiestas patrias han sido el mejor pretexto para cruzar el umbral de lo común; el reto los chiles en nogada y la oportunidad: La Enchilada, fracción de una empresa agrícola establecida en la región de Piemonte, Italia, a cargo de una mexicana con inciativa, Teodora Rodríguez Huesca, de Xalapa, Veracruz quien en 2012 inició a cultivar chiles serranos, habaneros y jalapeños después de constatar la dificultad de encontrar chiles frescos en el mercado italiano; la ausencia de intermediarios permitió así ofrecer precios accesibles al consumidor, en su mayoría paisano.

 

La empresa de familia para la que ella trabaja, fue establecida en los años sesenta y es una de las más importantes productoras de frijol rojo de la zona; por este mérito y por su producción de ganado bovino de primera, ha recibido varios reconocimientos como también ha sido protagonista de numerosos episodios televisivos de programas especializados. Teodora, quien estudió la carrera magisterial en la gloriosa escuela Normal Veracruzana Enrique C. Rebsamen de Xalapa, y tambien la Universidad Pedagógica, confiesa que hace 25 años no sabía nada de agricultura. Pero cuenta que a los tres días de casada con uno de los propietarios de la empresa agrícola, ya conducía un tractor. Ha amado esta actividad desde niña cuando junto con su hermano gemelo escapaba a los chilares a trabajar ante el descontento de su padre; por cada java recibían un boleto de color que cambiaban por dinero.

 

La decisión de cultivar productos mexicanos, lejos de ser improvisada requirió años de experimentación para llegar a los buenos resultados. Colocando las plantas de chile en invernaderos, ha logrado protegerlas del clima inclemente, sobre todo en invierno en que la temperatura puede bajar hasta los menos 10 grados bajo cero y aún en primavera, las precipitaciones y bajas temperaturas que llegan a presentarse hasta en el mes de abril y mayo, ponen en riesgo estos plantíos. Las serras permiten evitar enfermedades a la planta así como proporcionarles el calor necesario para su desarrollo y la preciosa producción de frutos. Los cuidados requieren minuciosidad y constancia, pues aspectos como la irrigación y eliminación de plantas dañosas para el cultivo son esenciales. En 2013 el protagonista de estos invernaderos ha sido el chile poblano, cultivado por vez primera ha tenido la demanda e impacto que inspiran a la propietaria a mirar hacia la próxima producción siempre mejorando. Además de los chiles, los tomatillos y su sabor tan único para nosotros mexicanos han crecido en sus tierras y se espera que también la jícama se deje saborear algun día si la plantación experimental prospera. Sin duda el apoyo familiar ha sido fundamental en los logros de La Enchilada, la colaboración de marido e hijos ha sido determinante para la producción y la colocación de los frutos a la venta, también mediante el uso de la red.

 

En suma, una unión de esfuerzos que habrán sido recompensados desde luego bajo el aspecto financiero, pero seguramente también con todos los mensajes de reconocimiento recibidos por tan fructosa labor y las pruebas gráficas publicadas en la página en internet de La Enchilada, que exhiben los platillos finales que tantas familias mexico-italianas han ralizado, compartido y dado a conocer, un verdadero goce de sabor que transporta al mexicano.